Premessa
Società nella rete
Lavoro vs. telelavoro?
Il network ed il problema delle regole
Dislivelli sociali e nuove tecnologie
Premessa
L'interesse dell'Antropologo Culturale e,
più specificamente, dello specifico settore di indagine antropologica
che pone al centro della propria attività di ricerca le cosiddette
Società Complesse, nei confronti di un fenomeno come quello di
Internet (e, più generalmente della comunicazione digitale), è
di immediata comprensibilità, laddove ci si interroghi sulla portata
di tale fenomeno, anche semplicemente prendendone in considerazione
le coordinate geografiche e le connotazioni sociali.
Si tratta di un campo di analisi di portata
troppo vasta per non porsi, almeno in prima istanza, l'interrogativo
sulla potenziale rilevanza teoretica e culturologica di uno studio
su tale tema.
Non solo, infatti, il mercato in cui ci muoviamo
ne è e ne sarà sempre maggiormente influenzato, ma anche la nostra
stessa vita inizia ad essere modificata, a diversi livelli, da
quella che, più che una tecnologia, si rivela come un innovativo
"campo sociale".
Nuove promesse, nuove opportunità ma anche
minacciosi presagi si alternano nelle immagini evocate da questo
potente mezzo di comunicazione: scenari da "Grande Fratello
orwelliano" fanno da contraltare a rappresentazioni libertarie
e "liberatorie" della Rete.
Senza entrare nella annosa querelle che da
sempre intercorre fra "apocalittici" e "integrati"
chiariremo subito che il nostro obiettivo prioritario è di provare
a ricostruire un quadro complessivo del fenomeno e una prima bozza
di interpretazione dei motivi dei cambiamenti in atto, collegandone
i caratteri con gli obiettivi prioritari dellanalisi antropologica,
mirante ad indagare alcuni territori sociali ed umani. Come osserva
C. Tullio Altan, infatti, "il tema più congeniale allo
spirito dellindagine antropologico culturale (
) sembra
essere dato dalla speciale attenzione posta sullo studio dei fenomeni
di costume, del sapere collettivo, delle credenze e dei valori
e più in generale della mentalità condivisa dai membri, individui
e gruppi, di una moderna società complessa, in rapporto ai problemi
che la caratterizzano.
Accade infatti spesso, per la ben nota
vischiosità delle forme della cultura, che le fratture più gravi
di conseguenze si stabiliscano fra la cultura tradizionale di
un popolo e le nuove esigenze di gestione di un sistema economico
sociale, fattosi ormai complesso nei modi che si sono descritti"
(Tullio Altan, 1990, pp.46-47).
E nelle pieghe di queste "vischiosità"
che riteniamo risieda il senso della presente indagine e della
nostra attenzione per questi temi.
Occorrerà preliminarmente, dunque, definire
i confini del contesto nel quale intendiamo muoverci, anche se
il termine "confini", usato in relazione ad un fenomeno
che si caratterizza esattamente per la sua capacità diffusiva,
può risultare quasi una contraddizione in termini.
Tuttavia alcune distinzioni vanno operate,
soprattutto per collocare nella giusta dimensione le informazioni
di contorno che riteniamo sia necessario inserire in apertura
di questo scritto, la cui natura, per obiettivi e per dichiarazione
di intenti, non è certamente tecnica, anche se per contiguità
"simpatica" con il suo oggetto può invadere il campo
semantico e cognitivo della "tecnologia".
Innanzitutto, il fenomeno Internet si inserisce
nel quadro della "rivoluzione culturale" conseguente
alla diffusione della tecnologia digitale.
Computer, reti, e soprattutto la "Rete
delle reti", infatti, stanno progressivamente cambiando il
nostro modo di lavorare, di comunicare, di informarci, di istruirci,
di produrre rappresentazioni: in altre parole, in maniera molto
evidente almeno in riferimento al mondo occidentale, sembra che
stiano mutando i processi di produzione e riproduzione del bacino
semantico e simbolico, in cui trova origine la nostra cultura.
Questo dato, che ci sembra persino superfluo
tentare di avvalorare per quanto esso appare evidente, ci indica
il primo dei motivi per i quali sarebbe probabilmente una lettura
miope considerare Internet come una moda o un gioco ultratecnologico
per iniziati, piuttosto che l'origine di un cambiamento importante.
Procederemo pertanto in forma analitica prendendo
in considerazione i seguenti ordini di questioni:
l'interpretazione delle ragioni del fenomeno,
analizzando la crescita della Rete e scoprendone le cause di
natura sia tecnologica sia culturale;
le conseguenze immediate e i possibili scenari
derivanti da un massiccio impatto delle telecomunicazioni sui
processi e sulle modalità della comunicazione umana;
Ci si concentrerà infine sulle implicazioni
di natura teorica ed epistemologica che possono derivare da quello
che si presenta come una ristrutturazione "paradigmatica"
della nostra idea "dell'essere e dell'esser-ci nel mondo".
Le avanguardie della tecnologia digitale,
i computer e le reti, sono usciti allo scoperto, dilagando nel
nostro mondo di tutti i giorni.
Dopo aver invaso le nostre scrivanie, le nostre
case ora cominciano a collegarsi fra loro creando quella che sul
piano simbolico potrebbe apparire una grandissima memoria collettiva.
Internet, la Rete delle reti, infatti, altro
non è che il risultato dell'interconnessione di migliaia di reti
di computer, ubicate negli angoli più remoti del pianeta.
Le conseguenze sono importanti. Basta guardarsi
attorno per cogliere segnali significativi.
- le riviste di informatica che in edicola
si indirizzano più ai consumatori che non agli specialisti sono
più numerose di quelle di moda, di gastronomia, di filatelia.
- le fiere di informatica registrano un affollamento
incredibile e sono piene di giovani e di gente comune, non più
solo di specialisti;
- i mezzi di informazione dedicano sempre
più spazio ai computer, alla multimedialità, alle telecomunicazioni.
- la pubblicità dei prodotti di informatica
e telecomunicazione si approssima anche sul piano comunicazionale
a quella dei prodotti di consumo.
- si genera un mercato, (dai componenti alle
piattaforme, al software, ai contenuti multimediali, ai servizi)
che è tra i più grandi del pianeta in termini di volumi di affari
e di occupazione.
- il tema della rivoluzione digitale suscita
l'interesse dei governi, rivelandosi carico di importanti addentellati
politico-economici, e si propone come oggetto di studio e di intenso
dibattito politico.
Ma il dato più rilevante è la progressione
geometrica della diffusione del fenomeno in quei campi del reale
che ci riguardano più da vicino, come individui e come partecipanti
a strutture sociali, in occasione del lavoro, della comunicazione,
del divertimento, della formazione.
Di fronte all'invasione del computer e delle
reti molti sono portati a scrollare le spalle e a minimizzare.
In realtà, chi reagisce dicendo che i computer
stanno solo sostituendosi alle macchine per scrivere o che Internet
è un giocattolo per fanatici cerca di nascondere a se stesso,
ancor prima che agli altri, il fatto di sentirsi minacciato e
di avere paura. Ed è proprio così.
Il cambiamento in corso è strutturale e, come
tale, gravido di minacce per molti, oltre che di opportunità.
E nel medio e lungo termine? Dimenticandoci
per un momento di noi che attraversiamo penosamente la fase di
transizione, possiamo pensare che per i nostri figli si prepari
un futuro migliore?
Società nella rete
L'analisi è complessa. Quello che sembra certo
è che la mutazione è strutturale e sia come individui sia come
collettività, essa può produrre nuovi e profondi fenomeni di marginalizzazione.
Prendiamo in considerazione alcuni degli ambiti
a maggior rischio:
Lavoro vs.Telelavoro?
Un computer ed una linea telefonica costituiscono
l'attrezzatura minima necessaria per poter lavorare in un luogo
diverso da quello in cui il risultato del proprio lavoro viene
utilizzato.
Una linea ad alta velocità permette un collegamento
rapido e facile.
I costi di un computer ampiamente equipaggiato
o di una connessione ISDN sono ormai, come si dice, prodotti di
largo consumo.
Non fa quindi meraviglia che il numero dei
telelavoratori - dipendenti che lavorano in un luogo diverso dalla
sede del loro datore di lavoro o professionisti che interagiscono
a distanza con i loro clienti - sia significativo ed in aumento.
Internet è lo strumento principe anche se
non l'unico di questo processo di trasformazione dei modi del
lavoro, poiché rappresenta un denso aggregato di opportunità di
interazione per tutti coloro che:
- debbono collegarsi con una pluralità di
soggetti;
- hanno necessità di informarsi esplorando
depositi di informazioni sulla Rete;
- intendono utilizzare l'e-mail (la posta
elettronica) non solo per scambiare messaggi con i propri clienti
o committenti, ma anche trasmettere i risultati del proprio lavoro
attraverso file binari allegati alla messaggistica standard, grazie
all'ausilio di package che realizzano l'obiettivo della portabilità
universale di un documento elettronico tra diverse piattaforme
hardware e software e semplificano in modo sostanziale all'efficacia
del processo.
La spinta al telelavoro viene, nell'ambito
delle imprese, dalle economie che esso rende possibili e dal controllo
capillare dell'intero processo produttivo che esso rende possibile.
I vantaggi dichiarati nei confronti dei lavoratori,
si riferiscono all'interesse a risparmiarsi la fatica per trasferirsi
dalla casa al luogo di lavoro.
Negli Stati Uniti poi, in cui la politica
del telelavoro è già in una fase di piena espansione, alcuni Stati
incentivano il telelavoro nel quadro di programmi di protezione
ambientale.
Negli Stati Uniti il lavoro a casa è più diffuso
di quanto non sia in Europa e, secondo un'analisi dell'European
Information Technology Observatory, tenderà a rimanere tale anche
in prospettiva.
Le distanze, le migliori infrastrutture di
comunicazioni, la maggior diffusione dei computer domestici, oltre
agli incentivi già citati sono da annoverare tra le cause del
fenomeno.
Non bisogna cadere nell'errore di ritenere
che tale fenomeno abbia connotazioni "classiste", comportando
che il privilegio di lavorare a casa o vicino a casa sia riservato
solo ad una èlite di professionisti.
Molte attività di tipo esecutivo, dalla tenuta
della contabilità, all'elaborazione degli ordini, al servizio
dell'elenco abbonati delle compagnie telefoniche, si trasformano
in telelavoro (vedi in Italia il caso emblematico rappresentato
dal servizio 12 di Telecom ormai totalmente affidato ad operatori
in regime di telelavoro).
In Europa, ad esempio, molte multinazionali
tendono a concentrare queste attività in Scozia, nell'Eire e nell'Ulster
approfittando del basso costo del lavoro, degli incentivi governativi
al telelavoro (electronic cottages), volti a favorire l'occupazione,
del fatto che l'inglese è la madrelingua degli impiegati.
Ciò dà ragione del fatto che, nelle statistiche
della Commissione Europea, il telelavoro appaia più diffuso in
Inghilterra e in Irlanda rispetto a tutti gli altri paesi.
Lavorare a casa propria e lavorare quando
si vuole. A pensarci bene si tratta del rovesciamento dello stile
di vita che è stato imposto all'umanità dalla rivoluzione industriale.
Significa sottrarsi ai vincoli di tempo e di spazio tipici dell'organizzazione
industriale del lavoro. Significa liberarsi dalla schiavitù dell'orologio
e del treno per poter tornare a vivere in luoghi campestri secondo
i ritmi agresti e pastorali che ci sono più naturali, così come
facevano i nostri antenati.
E così assistiamo anche alla nascita di quartieri
particolarmente attrezzati per il telelavoro - dotati di collegamenti
telefonici veloci, server Internet e altri paraphernalia - che
sono già ampiamente diffusi negli Stati Uniti e in Inghilterra
e che cominciano ad essere offerti in vendita anche in Italia.
Essi vengono costruiti in luoghi particolarmente
ameni, ricchi di promesse di tranquillità e qualità della vita.
Sono realmente giustificate queste attese?
E veramente così roseo il quadro che ci si presenta? Molto
probabilmente no.
Il telelavoro rende possibile ad alcuni di
vivere in luoghi agresti e pastorali ma non consente di certo
uno stile di vita agreste e pastorale.
Tanto per cominciare, la comunicazione diventa
un'ossessione.
In un ufficio si comunica in sedi formali
ed informali, in riunioni e davanti alla macchinetta del caffè,
per iscritto e a voce, in modo pianificato ed estemporaneo, tramite
comunicazioni ufficiali e tramite pettegolezzo.
Cogliere l'atmosfera complessiva, farsi un'idea
di "che cosa sta succedendo", intuire che cosa viene
considerato importante in quel momento e che cosa meno, queste
ed altre sono le abilità che si acquisiscono, ai diversi livelli,
proprio perchè si è immersi nel contesto complessivo delle relazioni
che si intrecciano nel gruppo di appartenenza. E non si tratta
di cosa da poco, perchè è proprio su queste basi che gli individui
regolano i loro comportamenti, delineano le proprie attese, stabiliscono
i propri obiettivi.
Provate a pensare di canalizzare (e di conseguenza
di impoverire) tutto questo flusso di informazioni su un filo
del telefono.
Ogni informazione - una telefonata, un e-mail,
un fax - diventa per noi potenzialmente preziosa e, quasi sempre
per di più, non siete capaci di distinguere un messaggio importante
da uno che non lo è in modo intuitivo ed automatico come farmmo
se avessimo un buon quadro complessivo del contesto. Siamo costretti
a passare ogni volta attraverso un costoso processo di razionalizzazione.
Il risultato è che rimanere sempre aperti
al flusso delle comunicazioni diventa una necessità e un'abitudine.
Si porta avanti il lavoro tra continue interruzioni da cui non
ci si può e non ci si vuole difendere.
Questo per non parlare delle forme di organizzazione
del telelavoro che qualcuno ipotizza per il futuro.
Il mondo dei computer e delle comunicazioni
potrebbe rendere possibile realizzare progetti attraverso la creazione
di gruppi di lavoro costituiti da professionisti collocati in
qualunque luogo del pianeta. E per progetto qui non si intende
solo l'accezione classica del termine, ma qualunque attività finalizzata
ad un obiettivo che richieda la collaborazione di diversi specialisti.
Condurre una causa civile, per esempio, può essere considerato
un progetto.
Bene, in questa ipotesi, i progetti verrebbero
portati avanti da gruppi di professionisti che si costituiscono
e si sciolgono a lavoro fatto. Ognuno di loro dovrebbe lavorare
freneticamente al completamento del lavoro in corso e, contemporaneamente,
competere con altri nel cyberspazio per assicurarsi il prossimo
lavoro.
Proprio il contrario di uno stile di vita
agreste e pastorale.
Anche se importante, il telelavoro non sarà
mai un fenomeno di massa.
Per non parlare del mondo della produzione
dei beni, che tuttavia nelle società postindustriali avanzate
conterà sempre meno addetti, anche nei servizi il telelavoro resta
incompatibile con alcune attività.
I barbieri, i camerieri, ma anche i chirurghi,
per esempio, non saranno tanto presto tra i telelavoratori.
Allo stesso modo il telelavoro non segnerà
la fine delle città così come le concepiamo oggi. Proprio i computer
e le comunicazioni alimentano la globalizzazione dell'economia
che sta diventando la raison d'étre delle grandi città internazionali,
così come a suo tempo il telefono, invece di favorire la dispersione
degli individui, ha reso possibile una delle forme di massima
concentrazione, il grattacielo.
Comunicazione
Comunicare su Internet significa utilizzare,
almeno per il momento e nella maggioranza dei casi, una forma
di comunicazione povera. Quanto ci scambiamo tramite la posta
elettronica o attraverso i vari Forum o Newsgroup è ridotto a
puro contenuto, spogliato della forma. Mancano i toni di voce,
le espressioni del viso e anche molti dei contenuti grafici con
cui siamo soliti arricchire la comunicazione scritta. Tanto che,
per trasmettere qualche informazione sul proprio stato d'animo
è invalso l'uso di far ricorso a delle faccine stilizzate, i cosiddetti
emoticons, disegnate sommariamente con i caratteri del testo.
La comunicazione povera non significa solo
puro contenuto ma anche impossibilità di identificare l'interlocutore
se non per il nome che si attribuisce e, eventualmente, per il
suo indirizzo nella rete. Io sono chi dico di essere. Certo mi
sarà difficile farmi passare per il presidente Clinton se il mio
indirizzo non è whitehouse.gov, ma ciò non toglie che i limiti
siano veramente pochi.
Tutto negativo allora? No di certo. Proprio
per le ragioni dette, i forum di discussione offerti da Internet
hanno un grandissimo successo. La povertà della comunicazione
pone tutti sullo stesso piano. Status ed aggressività non permettono
di egemonizzare il dibattito come quando si discute faccia a faccia.
Anche i timidi si fanno sentire e dicono la
loro. La discussione elettronica è intrinsecamente democratica.
Gioco
Da comunicare su Internet, a interagire tramite
la Rete, a giocare attraverso la Rete. Tanti passi successivi
dello stesso percorso.
Limitiamoci ad un solo esempio: i giochi di
ruolo. é possibile costruire un ambiente virtuale, un Multi-User
Domain (MUD), a cui i giocatori hanno accesso dalla Rete e dove
possono interagire tra di loro secondo regole ed impersonando
ruoli prestabiliti. Un ambiente può essere la Bretagna di re Artù,
i ruoli disponibili quelli di Artù, Ginevra, Merlino, Lancillotto...,
i tipi di interazione consentiti il duello, la battaglia, la preparazione
di un filtro magico...Chi entra nel gioco assume uno dei ruoli
non impersonati dai giocatori già attivi e si lancia nella mischia.
Il divertimento comincia.
Ma non ci sono solo ambienti fantastici del
medioevo. Si possono scegliere, ad esempio, scenari da romanzo
poliziesco ed altri. Stanno comparendo anche giochi didattici.
Raccontato così può non sembrare un granché.
Tuttavia questi giochi hanno un successo strepitoso tanto che
gli psicologi sono al lavoro per darsene una spiegazione.
In molti casi, infatti, si sono verificati
veri e propri fenomeni di dipendenza che si giustificano solo
in funzione di un forte coinvolgimento emotivo.
Prima di tutto c'è l'identificazione con il
ruolo assunto nel gioco. Spesso il ruolo viene assunto come conseguenza
di spinte profonde che conducono ad una vera e propria transizione
dell'Io da maschio a femmina o da adulto a bambino.
Nel nuovo ruolo, o meglio nei panni del nuovo
Io, poi, ci si addentra in un ambiente in cui è possibile dare
sfogo alle proprie aspirazioni frustrate.
Diritti umani
I guerriglieri zapatisti, attaccati dalle
forze governative a Guadalupe Tepeyac fuggirono nella foresta
lasciando sul posto armi pesanti ed automezzi. Non dimenticarono
però i computer portatili.
Il governo cinese punisce duramente chi installi
nella propria abitazione un'antenna satellitare che consenta di
ricevere le comunicazioni del mondo occidentale. Non riesce però
a fare altrettanto per quanto riguarda la possibilità di collegamento
ad Internet: Anche se fa del suo meglio per renderlo difficile
e costoso e si affanna ad emettere disposizioni contro la corruzione
dei costumi derivante dalle idee depravate e dalla pornografia
in circolazione sulla Rete, da 3000 nel 1994, i collegamenti ad
Internet sono saliti in Cina a 100.000 alla fine del 1995.
In entrambi i casi, la diffusione di informazioni
via Internet è servita più volte a denunciare le violazioni dei
diritti umani compiute dai governi e a ricondurli, nei limiti
del possibile, a più miti consigli.
Il governo indonesiano ha messo al bando l'opera
di Pramoedya Ananta Toer i cui racconti sono pubblicati con successo
in tutto il mondo; ma gli indonesiani possono trovarli e stamparli
collegando i loro computer a Internet.
Il libero flusso delle informazioni sembrerebbe
nutrire la democrazia.
Le reti, che consentono anche il broadcasting
oltre alle comunicazioni interpersonali, sono da questo punto
di vista uno strumento ideale.
Internet potrebbe essere oggi quello che era
ieri The Voice of America o Radio Londra.
Organizzazione del lavoro
Oggi nessuna impresa, industriale o di servizi,
può sentirsi sicura del proprio quadro di riferimento rappresentato
dai prodotti, dai clienti, dai concorrenti e dal contesto competitivo
in generale. Una parola non ha più diritto di cittadinanza nei
mercati: stabilità.
I consumatori sono sempre più volubili ed
esigenti in termini di qualità e di servizio; la globalizzazione
dei mercati ha allargato a dismisura il quadro della concorrenza.
Un flusso costante di nuova tecnologia investe
il mondo delle imprese e modifica il contenuto dei prodotti, il
modo di costruirli, distribuirli e venderli. Anche prodotti che
ci eravamo abituati a considerare "maturi", come l'auto,
si arricchiscono di contenuti nuovi dopo anni di stabilità.
Il fenomeno investe l'area dei servizi in
modo anche più vistoso: dalla finanza, alle comunicazioni, alla
cura del corpo, ai servizi per il tempo libero. Non solo le offerte
evolvono rapidamente in un clima di vivace competizione, ma nuove
offerte sono presentate tutti i giorni sui mercati.
Le imprese sono costrette a ripensare non
solo il proprio modo di operare, ma addirittura il proprio modo
di essere per adeguarsi al nuovo contesto competitivo. Nel fare
questo, riscoprono l'informatica come lo strumento per reingegnerizzare
l'azienda nel suo complesso: modelli organizzativi più flessibili
ma, soprattutto, la superiore qualità dei processi aziendali in
termini di tempi, risorse e risultati stanno rivelandosi come
i fattori chiave del successo. I processi - dal progetto alla
presentazione del prodotto (o del servizio) sul mercato, dall'acquisto
alla produzione alla distribuzione alla fatturazione, dalla vendita
alla logistica, all'assistenza - una volta definiti ed ingegnerizzati,
vengono affidati a dei team multidisciplinari di cui fanno parte
specialisti di tutte le funzioni aziendali coinvolte.
Per fare funzionare tutto questo, le reti
sono indispensabili. La grande Internet e le sue figlie confinate
entro le mura aziendali, le piccole e meno piccole Intranet di
cui parleremo, giocano un ruolo fondamentale. Affidiamo loro non
più soltanto i tradizionali processi amministrativo-burocratici,
ma anche quelli in cui occorre mettere ordine e dare supporto
alle attività creative dell'uomo come la progettazione o il marketing.
Ormai le imprese, di qualunque genere, si
identificano sempre di più con il sistema informativo su cui si
basano e, di conseguenza, la loro posizione competitiva ne dipende
sempre più direttamente.
Ricerca scientifica
Gli strumenti che hanno collegato nel passato
tra di loro i gruppi di ricerca sono stati sostanzialmente le
pubblicazioni ed i congressi. Le comunicazioni interpersonali
dirette si creavano di norma solo dopo che le informazioni scambiate
attraverso i canali formali avevano messo in evidenza situazioni
di reciproco interesse.
La Rete sta avviandosi a costituire una nuova
forma di supporto alla ricerca scientifica su base planetaria.
Essa consente di accelerare e semplificare
l'interazione tra i vari gruppi di ricerca (basta pensare all'impegno
necessario per un ricercatore per mantenersi aggiornato sui lavori
pubblicati nel proprio settore di specializzazione) e, grazie
all'effetto già descritto a proposito del tema comunicazioni,
di ridurre la percezione dell'autorità (ipse dixit) da parte dei
partecipanti alla discussione. Ciò rende possibile l'allargamento
a più persone della mente collettiva che lavora alla soluzione
dei problemi e all'innovazione.
I fisici, che notoriamente hanno stomaci robusti,
capaci di digerire i complicati comandi della vecchia Internet,
sono stati i primi ad avvalersene, se non altro per rendere disponibili
i loro lavori molto prima che essi fossero fisicamente pubblicati
sulle riviste scientifiche. Ma con l'avvento della World Wide
Web e degli strumenti di generazione degli ipertesti (HTML) e
di navigazione (Netscape) il gioco è diventato alla portata di
tutta la comunità scientifica, dai chimici che hanno già cominciato
a tenere congressi sulla Rete, ai biologi e farmacologi che condividono
enormi archivi di genetica, agli storici che cominciano a visitare
Stonehenge virtuale.
E invece quasi banale citare la possibilità
che la Rete dà di accedere a grandi risorse di calcolo remote
per applicazioni di simulazione o di intelligenza artificiale
o di condividere siti di ricerca costosi con comunità scientifiche
remote.
Tutto positivo, dunque? Complessivamente sì,
anche se non si può non segnalare il fatto che l'accelerazione
della circolazione delle informazioni consentita dalla tecnologia
può incrementare la concorrenza tra i gruppi per arrivare primi
al risultato della ricerca con conseguenze non sempre positive.
Nè va dimenticato il fatto che le informazioni che il ricercatore
trova disponibili sul proprio computer tutte le mattine, che sono
molte di più di quelle che una volta trovava sulle riviste scientifiche
accanto alla tazza del caffè, costituiscono un ulteriore onere
ed occupano, non sempre utilmente, una parte crescente del tempo
disponibile.
Formazione
Multimedialità, ipertesti, interazione remota
sulla Rete. Mettete insieme queste tecnologie ed avrete la piattaforma
ideale su cui costruire il sogno della formazione personalizzata
a costi sopportabili.
Ciò significa disporre di un ideale precettore
in grado di adeguare i percorsi ed i ritmi di apprendimento alle
capacità ed alle attitudini dell'allievo rivelandone e sollecitandone,
contemporaneamente, gli interessi. In altri termini, rendere disponibile
a tutti quanto potevano permettersi solo le famiglie nobili del
passato.
Ma anche qui si paga un prezzo. E l'allievo
che guida. E lui che sceglie, tra le possibilità che gli
vengono offerte dall'ipertesto, il percorso che più lo interessa,
che in generale non coincide con quello che più impegna le sue
risorse intellettuali.
Alla rigorosa strutturazione logica di un
testo tradizionale si sostituisce un percorso di minima resistenza
che rischia di essere parente stretto dello zapping televisivo.
Siamo alle soglie di un eldorado della formazione
o all'inizio di un drammatico degrado?
Il network ed il problema delle regole
L'era della Rete ha aperto alcuni problemi
normativi che investono anche la sfera delle libertà personali
che sarebbe molto interessante approfondire, ma che richiederebbero
una trattazione separata.
Li citiamo qui di seguito per completezza.
Primo problema
Il diritto dei cittadini alla riservatezza
delle comunicazioni, quando riferito alle reti, si concretizza
nell'adozione di sistemi crittografici conosciuti solo alle due
parti in comunicazione. Se così non fosse, comunicare su Internet
equivarrebbe ad urlarsi messaggi in un piazza affollata. Ma consentire
la crittografia sulle reti significherebbe offrire su un piatto
di argento a mafia e terrorismo strumenti di cui hanno un grande
bisogno. Hanno i poteri dello Stato il diritto di accesso a queste
comunicazioni? Vedi le polemiche al riguardo negli Stati Uniti.
Secondo problema
La libertà di espressione deve essere garantita
ai cittadini anche quando partecipano a forum e newsgroup sulla
Rete. Ma chi lascia un messaggio in un forum commettendo un reato
non è identificabile. é giusto, per esempio, che i governi si
impegnino a reprimere la pornografia che già sta cominciando ad
inquinare i siti dell'Internet? E, se sì, come? Censura o libertà
di espressione?
Terzo problema
E infine, così come sulle strade si muovono
gli atomi, cioè le merci, sulla Rete si muovono i bit (le informazioni).
Sulle strade abbiamo le dogane a protezione delle politiche fiscali
e degli altri interessi nazionali. Sulle reti, nulla. Ma anche
i bit, le informazioni, hanno spesso un valore o, addirittura,
possono essere dei valori (moneta elettronica trasformabile a
richiesta in moneta tradizionale). E per di più, è dal tempo dei
faraoni che i governi hanno imparato a tassare gli scambi di merci
contro denaro. Sapranno tassare gli scambi di software e contenuti
contro ciberdenaro? Come tassare i bit?
Dislivelli sociali e nuove tecnologie
La rivoluzione dei computer e delle reti rischia
di dividere il mondo tra chi è dentro e chi è fuori, tra chi ha
e chi non ha, come diceva Hemingway.
Alcuni dati del National Bureau of Census
americano mettono in evidenza il fatto che si sta creando una
spaccatura netta nella società. Anche solo dal punto di vista
della possibilità di accesso al computer da parte dei bambini
emerge una differenza vistosa tra bianchi/ricchi e neri/poveri.
E la differenza non riguarda solo la possibilità di accesso al
computer nell'ambiente domestico, ma anche a scuola.
E il dato diventerebbe ancora più inquietante
se si prendesse in considerazione la qualità dell'accesso in termini
di tecnologia e di applicazioni.
Ma le divisioni che si creano non sono solo
quelle, ovvie, per censo, per paese di nascita, per estrazione
sociale, ma anche quelle, meno ovvie, per classe di età che investono
trasversalmente gli strati sociali.
Sono computer literates i giovani e i giovanissimi,
che col computer ci sono nati, e spesso lo sono anche i pensionati,
che non hanno più nulla da temere e che hanno avuto il tempo e
la voglia di far conoscenza con il nuovo intruso. Gli esclusi
sono gli individui di mezza età, a qualunque classe appartengano,
che guardano al fenomeno nuovo come ad una minaccia e cercano
di difendersi.
Internet è una finestra privilegiata sul mondo,
non un di più. Diventerà sempre più importante non solo per lavorare
ma per capire, per fare e utilizzare cultura. La computer illiteracy,
la incapacità di adeguarsi al mondo nuovo che si sta creando al
seguito della rivoluzione delle reti, è un problema di cui dovrebbero
farsi carico i governi.
E infatti compito dei governi combattere
le esclusioni. Già oggi, con maggiore o minore efficacia, essi
sono impegnati a combattere le principali esclusioni quali quelle
dai titoli (proprietà), dall'istruzione, dalla salute, dalla sicurezza.
E ciò per ragioni morali, ma anche e soprattutto per ragioni pratiche.
Convivere con aree di esclusione è scomodo e pericoloso come ben
sanno, per esempio, coloro che negli Stati Uniti debbono vivere
in prossimità dei ghetti neri o ispanici.
Bene, in futuro i governi e gli studiosi delle
società e delle culture dovranno confrontarsi con un nuovo tipo
di esclusione, quella dal mondo del computer, che equivarrà ben
presto all'esclusione dalla capacità di capire che cosa sta avvenendo
intorno a noi.